La moda passa, lo stile resta
Durante la sfilata di Giada Curti una modella aveva una protesi di silicone. Molte le reazioni, dal disgusto, all'accusa alla stilista di essere pronta a tutto pur di finire sui giornali. Tra scandalo e ipocrisia, la chirurgia estetica resta un tabù
L'immagine della modella che a metà sfilata della collezione di alta moda p/e 2012 di Giada Curti aveva in mano un vassoio d'argento con su poggiata una protesi in silicone per il seno ha fatto il giro del mondo.
C'è chi lo ha considerato un gesto di pessimo gusto, chi un errore di comunicazione che ha rovinato l'allure sofisticata della sfilata total white della brava stilista di Pontecorvo e chi invece ha apprezzato la trovata perché ne ha compreso la motivazione. Vorremmo che questi ultimi fossero a maggioranza, ma in Italia l'ipocrisia regna sovrana e, benché siano tantissime le donne che ricorrono al chirurgo, negare l'evidenza è un diktat tacito accettato da tutte e gridare allo scandalo perché si è loro mostrato qualcosa con cui in molte hanno una grande familiarità non dichiarata è davvero sciocco. Soprattutto se l'intento non è quello di scioccare, ma di veicolare un messaggio sociale.
Ogni sfilata è un business, bisogna far parlare la stampa. Ma non del genere 'bene o male, purché se ne parli', come tante alte maison. Giada Curti da sempre predilige temi sociali e in questi ultimi due anni ha sviluppato interessanti e validi progetti che hanno sempre raccolto unanimi consensi, da parte delle autorità, come da parte degli addetti ailavori e della gente comune, come l'abito antistalking su cui splendevano le cifre, ricamate in swarovski, della legge 612bis sullo stalking (abbinato a una preziosa pochette munita di spray urticante per difendersi dai molestatori) e nel luglio scorso, in occasione del Marriage Equality Act, approvato a New York lo scorso 25 giugno che consente l'unione tra cittadini dello stesso sesso, aveva pensato di far concludere con molta delicatezza la sfilata non con una, ma con due spose, di cui una vestita con uno smoking, che si sfioravano le labbra simulando un bacio saffico di grande eleganza.
La deputata Paola Concia, che ha coronato anche lei il suo sogno d'amore pochi mesi dopo con la compagna di una vita, seduta nel parterre s'era sinceramente commossa. Come si vede tutti temi importanti, legati alla difesa dei diritti umani.
In un paese in cui al compimento dei sedici anni di età invece del motorino molte madri sciagurate regalano alle loro figlie la prima operazione di chirurgia plastica, prendere posizione è necessario. Per trasformare il proprio corpo occorre esser non solo adulte, ma soprattutto consapevoli anche dei rischi cui si va incontro.
Dopo lo scandalo francese delle protesi al seno difettose realizzate con silicone scadente della marca Pip, con successivo appello a ben 30mila donne francesi (e anche 5mila donne italiane) a farsi togliere la protesi pena il rischio cancro, Giada Curti ha deciso così di schierarsi apertamente contro il silicone killer.
Secondo la designer, giustamente, è il couturier il primo chirurgo. Un abito ben costruito attorno alla silhouette di una donna è in grado di valorizzarla al massimo senza bisogno di ricorrere alla chirurgia estetica. Da qui tutta una serie di incantevoli bustier che la stilista ha presentato in passerella per dimostrare come si possa avere un seno florido e sensuale senza per forza passare dalle mani di un chirurgo.
Naturalmente ogni donna è padrona del proprio corpo e se desidera avere una silhouette diversa per sentirsi più a suo agio con il proprio corpo è libera di scegliere, purché si affidi sempre a un ottimo chirurgo di robusta reputazione.
Questo il messaggio di quella protesi messa su un vassoio d'argento. Per molte donne una taglia in più di seno sembra la risposta a tutto, qualcosa di prezioso che magicamente gli risolverà la vita. In molti casi è vero, nel senso che può aiutare a infondere una dose di autostima in più che va comunque alimentata con il cervello tutti i giorni, perché non c'è operazione estetica al mondo che possa scacciare i fantasmi di inadeguatezza e di sindrome del brutto anatroccolo che ci portiamo dentro da sempre. L'operazione è il primo passo, ma la vita è fatta da milioni di passi e ogni passo deve portare a una consapevolezza di sé più profonda.
Per questo, in conclusione, siamo convinti che un'immagine, anche se scioccante, valga più di mille parole, e che la moda serva anche a questo, a sensibilizzare su temi importanti per le donne. Personalmente crediamo che qualche ragazza che vedrà questa foto ci penserà su due volte prima di scegliere con molta superficialità di trasformarsi in un'altra donna. Scopo della vita è la realizzazione de è, ma se ci trasformiamo in altro cosa realizziamo?
Infine, un po' di fiducia nei nostri designer che davvero possono grazie allo studio della silhouette umana e al design riuscire a rendere bellissima ogni donna, proprio come intende fare Giada Curti che, per inciso, è anche una delle pochissime che realizza tutto in Italia con materiali italiani: quanti altri nostri stilisti, vanto del made in Italy, potrebbero dire lo stesso? A volte il silicone ci vorrebbe nel cervello di chi parla senza capire...
Riportiamo qui di seguito le dichiarazioni giunte a sostegno dell'iniziativa da parte della Sen. Maria Rizzotti (Commissione Permanente Igiene e Sanità del Senato della Repubblica), dell'On. Isabella Rauti (Consiglio Regionale del Lazio) e della Prof. Valeria Mangani (Vice Presidente di AltaRoma e Presidente dell'Associazione Universo Femminile).
"Vorrei ringraziarLa per la sensibilità da sempre dimostrata ai temi legati al mondo femminile. La Sua iniziativa di oggi rappresenta la perfetta sintesi tra il lavoro del legislatore e quello della società civile, amplificato dalla notorietà della manifestazione "Alta Roma". Da parte nostra vi è l'impegno di portare a compimento l'iter del disegno di legge sulla tracciabilità delle protesi mammarie proposto nel 2010 dal Governo Berlusconi, quindi prima dei noti episodi di cronaca. Far approvare nel più veloce tempo possibile questa legge non significa creare un allarme per le donne portatrici di protesi, quanto piuttosto testimoniare il segnale di un'attenzione e di una tutela soprattutto per quanto riguarda la tracciabilità e la qualità degli interventi. A tal proposito il testo specifica che l'applicazione di protesi mammarie per fini estetici è riservata a coloro che siano in possesso di specializzazione in chirurgia plastica, a chi abbia svolto attività chirurgica nei precedenti 5 anni o sia in possesso del titolo di specializzazione in chirurgia generale, ginecologia e ostetricia, chirurgia toracica. Infatti quello dell'abusivismo è un triste fenomeno, le donne devono poter essere sicure di rivolgersi a veri specialisti e non fidarsi di chi promette impianti protesici, interventi estetici o di medicina estetica a basso costo.
Le auguro buon lavoro con la speranza di vederci di nuovo insieme per iniziative simili".
Sen. Maria Rizzotti
Commissione Permanente Igiene e Sanità del Senato della Repubblica
"La moda tra sogno e impegno civile. La collezione di Giada Curti, che tra rievocazioni cinematografiche e rivisitazioni estetiche esalta fascino e bellezza femminile, chiude con un omaggio al corpetto e al decolté, puntando i riflettori sul seno e sui rischi possibili della chirurgia estetica. Stilista capace di veicolare attraverso la moda messaggi dai più ampi risvolti sociali, dopo il modello anti-stalking dello scorso anno, Giada Curti propone, a chiusura della sua ultima collezione, un nuovo abito-denuncia, questa volta partendo dal presupposto del rispetto della salute: un monito da indossare come un vestito, nella consapevolezza, sembra dirci la stilista, che la donna sia bella comunque, sia che le sue forme siano frutto della generosità della natura, che dovute al sapiente uso del bisturi. Una problematica dalle mille sfaccettature, quella della chirurgia estetica, che Giada Curti porta oggi in passerella usando tagli e silhouette come fossero parole; una realtà controversa, spesso dibattuta, e di drammatica attualità proprio in questi giorni, a causa dello scandalo delle protesi mammarie difettose, che sta seminando il panico tra le donne che le hanno applicate, gettando un'ombra sulla sicurezza di un certo tipo di interventi. Nell'esprimere quindi tutta la mia solidarietà alle donne che temono ora eventuali effetti dannosi, ricordo che già nel 2009 è stato approvato in Consiglio dei Ministri un disegno di legge che prevede, da un lato, l'istituzione del Registro delle protesi mammarie finalizzato a fissare la tracciabilità dei materiali usati e, dall'altro, il divieto del ricorso alla chirurgia plastica al seno (a scopi estetici) per le minorenni, arginando, almeno per le giovanissime, l'accesso indiscriminato a questo tipo di interventi, diventati un inquietante fenomeno di moda di cui troppo spesso si dimentica la portata del rischio clinico".
On. Isabella Rauti
Consiglio Regionale del Lazio
"Couturier e chirurghi plastici potrebbero collaborare insieme per migliorare la qualità della vita delle loro clienti/pazienti? Perché no? In fin dei conti anche Vittorio Emanuele e Garibaldi s'incontrarono a Teano. La mastoplastica additiva mammaria può incrementare molto l'autostima della donna e di conseguenza migliorare la sua qualità di vita percepita. Ma spesso un buon sarto può far meglio della chirurgia, affermava il Presidente Cossiga. Molte donne sempre più spesso si rivolgono fiduciose ai couturier per ritrovare confidenza e sicurezza nella propria essenza. La tecnologia dei tessuti viene in soccorso a-traumatico con calate, pinches e plissé per ridare ad un seno atrofico e asimmetrico armonia e tonicità, magari dopo una gravidanza con relativo allattamento. Le tre dimensioni della mammella combinate con la necessità di variarne posizione, volume e morfologia, rendono la mastoplastica additiva una procedura complessa e non scevra da rischi, come la cronaca ci insegna. Atelier di Rodeo Drive a Los Angeles, cosi come quello di Giada Curti a Piazza di Spagna in Roma sono concordi sulla necessità di migliorare non solo la qualità dell'apparenza, ma anche la qualità di vita. Le donne vogliono essere più belle, ma soprattutto sentirsi meglio. La donna vuole essere elegante indossando capi che ne valorizzino la sua totalità senza andare a discapito della sua identità. Stilisti e boutique manager possono aiutarci a comprendere che il seno e la sua morfologia devono integrarsi sapientemente e specialmente tutelando la salute femminile in un accordo sobrio ed armonico. Gli stilisti dovranno analizzare i vari stili e tendenze della moda che incontrino esigenze e bisogni delle donne di età, morfologia e taglie differenti. Piuttosto che una chirurgia inutile con un rischio possibile, perché non fare un salto in atelier dove un sapiente couturier saprà modellare le nostre forme per esaltarle al massimo?".
Prof. Valeria Mangani
Vice Presidente di AltaRoma - Presidente dell'Associazione Universo Femminile
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