La moda passa, lo stile resta
RadioRAI on web 8 (wr8) ha inaugurato con WhyModa la rubrica "Fashion is my Profession" condotta durante la trasmissione "Don't worry Be Hoppy" dalla splendida e brillante Valeria Oppenheimer, top model e acuta giornalista di moda.
Oggi la vostra blogger di WhyModa è stata intervistata questo pomeriggio da Valeria Oppenheimer su RadioRAI on web, sulla stazione web radio 8 (wr8), durante la trasmissione "Don't worry Be Hoppy", inaugurando di fatto la rubrica FASHION IS MY PROFESSION, la nuova rubrica di wr8 per gli amanti della moda. Oggi al telefono con Valeria eravamo davvero emozionate, ma felici di raccontare la nostra storia che comincia qualche anno fa con un treno preso da Perugia, dieci giorni dopo la laurea in Storia contemporanea, per raggiungere Roma, la città dove che fin da piccole abbiamo sempre sentito di appartenere.
Qui potete ascoltare l'intervista in esclusiva!
Se volete scoprire qualcosa di più, quello che segue è ciò che non sentirete nell'intervista, un breve preambolo che dedico a chi come me, pur nel precariato di ogni giorno, non ha mai considerato precario il suo sogno.
"Mia madre, la donna che mi ha trasmesso l'amore per lo stile e la moda, mi racconta che quando ero piccolissima mi prendeva sulle sue ginocchia e io che avevo più o meno tre anni e non sapevo ancora leggere osservavo con grande attenzione le foto delle dive e i loro abiti favolosi e con il ditino voltavo la pagina piano piano per non sciuparla. Lei non ha mai buttato un giornale, a casa nostra i vecchi magazine si conservavano in tanti scatoloni in garage e io ogni estate li riprendevo in mano per ritrovare le mie dive di sempre: Ava Gardner, Marilyn Monroe, Lana Turner... Alle scuole elementari disegnavo principesse con abiti molto elaborati sulla falsa riga dei modelli di Dior e Givenchy che vedevo indossare dalle star della Hollywood d'oro e a undici anni mi ricordo che mi inventai un logo con le mie iniziali e disegnai la mia prima collezione moda, ispirata al mio amore di sempre, Gianni Versace. A questa ne sono seguite tante, tante altre. Adoravo disegnare e ritagliavo dai giornali sandali e accessori che mi colpivano, incollandoli poi su miei personali lookbook o meglio, album di fotografie adattati a questo scopo. Quante videocassette ho conservato con le puntate di "Non solo moda"!
Per festeggiare i miei quindici anni mi regalai il mio primo numero di Vogue Italia. Lo conservo ancora, naturalmente, perché mi ha cambiato la vita. Da lì è iniziato tutto, la moda è sempre stato il mio vero, unico e solo amore. Dopo il liceo classico mi sono laureata perché anche la storia era una mia grande passione. Ero affascinata dai templari, dalle leggende e dagli eroi. Amavo ascoltare storie perse nel tempo, ma ho sempre sentito che la moda era tatuata nella mia anima e così dopo la laurea, per non avere rimpianti, ho scelto di rischiare e non tentare la strada del dottorato. Pur di ottenere l'agognato tesserino dell'Ordine dei Giornalisti ho lavorato per due anni per un'agenzia parlamentare, iniziando al contempo a collaborare con qualche fashion blog. Nel mentre ho disegnato e creato abiti con un mio amico stilista. Insieme abbiamo sfilato al Micca Club, in zona Termini, dove partecipavo con i miei capi e i miei gioielli in fimo al mercatino underground della domenica. Poi è arrivata la proposta del network Blogosfere di curare il blog WhyModa, che oggi è il secondo più letto in Italia e, in seguito, il blog Cheap & Chic, medaglia di bronzo. Oltre che con Blogosfere, collaboro con diversi blog aziendali, magazine haute couture, faccio uffici stampa e tante altre cose ancora nel campo della comunicazione perchè adoro il mio lavoro.
E, lo ammetto, WhyModa è il mio grande amore. Mi ha insegnato ad essere una fashion blogger, a essere sempre in trincea, dovendo fare tutto da sola: foto, interviste, articoli. Tra l'altro, io detesto demandare. Dai primi emozionanti posti standing alle sfilate, con gli anni sono riuscita anche a raggiungere la prima fila perchè la figura del blogger, anche qui a Roma, è riuscita ad uscire dal ghetto in cui certi colleghi dei tradizionali media credevano di poterci relegare.
Sono felice e fiera di far parte di questa grande famiglia dei fashion blogger che è riuscita a farsi spazio laddove spazio non ce n'era e, infatti, appena posso, non resto quasi mai seduta alle sfilate.
Il mio posto è tra i fotografi, anche per terra. Lì mi sento tra la mia gente. Gente che lavora duramente per catturare l'immagine giusta, che non è lì per farsi notare da nessuno, ma solo per rendere testimonianza della bellezza di un abito o di un primo piano. Io non chiedo altro che di poter vedere nella vita sempre un po' di bellezza. È il mio ossigeno.
Nonostante i tanti compromessi, la diplomazia che devi sempre usare con tutti e "le parole che non ho mai potuto scrivere nei mie post" perché la moda è un mondo in cui si spara solo sulla Croce Rossa, ossia si critica solo l'inserzionista che non paga o non conta più, questo è un mestiere che ti fa viaggiare e conoscere tanta gente interessante, mostrandoti posti incantevoli che tanta gente potrà solo immaginare di vedere in vita.
Ma la mia fortuna più grande, che intendo conservare, è quella di non essermi mai abituata alla bellezza. Ogni giorno la cerco e le poche volte che mi imbatto in lessa ancora la riconosco, la benedico e mi ricarico, pronta sempre a ricominciare. Ancora in trincea".
"Mia madre, la donna che mi ha trasmesso l'amore per lo stile e la moda, mi racconta che quando ero piccolissima mi prendeva sulle sue ginocchia e io che avevo più o meno tre anni e non sapevo ancora leggere osservavo con grande attenzione le foto delle dive e i loro abiti favolosi e con il ditino voltavo la pagina piano piano per non sciuparla. Lei non ha mai buttato un giornale, a casa nostra i vecchi magazine si conservavano in tanti scatoloni in garage e io ogni estate li riprendevo in mano per ritrovare le mie dive di sempre: Ava Gardner, Marilyn Monroe, Lana Turner... Alle scuole elementari disegnavo principesse con abiti molto elaborati sulla falsa riga dei modelli di Dior e Givenchy che vedevo indossare dalle star della Hollywood d'oro e a undici anni mi ricordo che mi inventai un logo con le mie iniziali e disegnai la mia prima collezione moda, ispirata al mio amore di sempre, Gianni Versace. A questa ne sono seguite tante, tante altre. Adoravo disegnare e ritagliavo dai giornali sandali e accessori che mi colpivano, incollandoli poi su miei personali lookbook o meglio, album di fotografie adattati a questo scopo. Quante videocassette ho conservato con le puntate di "Non solo moda"!
Per festeggiare i miei quindici anni mi regalai il mio primo numero di Vogue Italia. Lo conservo ancora, naturalmente, perché mi ha cambiato la vita. Da lì è iniziato tutto, la moda è sempre stato il mio vero, unico e solo amore. Dopo il liceo classico mi sono laureata perché anche la storia era una mia grande passione. Ero affascinata dai templari, dalle leggende e dagli eroi. Amavo ascoltare storie perse nel tempo, ma ho sempre sentito che la moda era tatuata nella mia anima e così dopo la laurea, per non avere rimpianti, ho scelto di rischiare e non tentare la strada del dottorato. Pur di ottenere l'agognato tesserino dell'Ordine dei Giornalisti ho lavorato per due anni per un'agenzia parlamentare, iniziando al contempo a collaborare con qualche fashion blog. Nel mentre ho disegnato e creato abiti con un mio amico stilista. Insieme abbiamo sfilato al Micca Club, in zona Termini, dove partecipavo con i miei capi e i miei gioielli in fimo al mercatino underground della domenica.
Poi è arrivata la proposta del network Blogosfere di curare il blog WhyModa, che oggi è il secondo più letto in Italia e, in seguito, il blog Cheap & Chic, medaglia di bronzo (fonte DDonna di Repubblica e Ansa).
Oltre che con Blogosfere, collaboro con diversi blog aziendali, magazine haute couture, faccio uffici stampa e tante altre cose ancora nel campo della comunicazione perchè adoro il mio lavoro.
E, lo ammetto, WhyModa è il mio grande amore. Mi ha insegnato ad essere una fashion blogger, a essere sempre in trincea, dovendo fare tutto da sola: foto, interviste, articoli. Tra l'altro, io detesto demandare. Dai primi emozionanti posti standing alle sfilate, con gli anni sono riuscita anche a raggiungere la prima fila perchè la figura del blogger, anche qui a Roma, è riuscita ad uscire dal ghetto in cui certi colleghi dei tradizionali media credevano di poterci relegare.
Sono felice e fiera di far parte di questa grande famiglia dei fashion blogger che è riuscita a farsi spazio laddove spazio non ce n'era e, infatti, appena posso, non resto quasi mai seduta alle sfilate.
Il mio posto è tra i fotografi, anche per terra. Lì mi sento tra la mia gente. Gente che lavora duramente per catturare l'immagine giusta, che non è lì per farsi notare da nessuno, ma solo per rendere testimonianza della bellezza di un abito o di un primo piano. Io non chiedo altro che di poter vedere nella vita sempre un po' di bellezza. È il mio ossigeno.
Nonostante i tanti compromessi, la diplomazia che devi sempre usare con tutti e "le parole che non ho mai potuto scrivere nei mie post" perché la moda è un mondo in cui si spara solo sulla Croce Rossa, ossia si critica solo l'inserzionista che non paga o non conta più, questo è un mestiere che ti fa viaggiare e conoscere tanta gente interessante, mostrandoti posti incantevoli che tanta gente potrà solo immaginare di vedere in vita.
Ma la mia fortuna più grande, che intendo conservare, è quella di non essermi mai abituata alla bellezza. Ogni giorno la cerco e le poche volte che mi imbatto in lessa ancora la riconosco, la benedico e mi ricarico, pronta sempre a ricominciare. Ancora in trincea".
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