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L'artista e la persona: il cortocircuito di John Galliano, tutto e nessuno

Martedì 1 Marzo 2011, 19:00 in CELEBRITA', EVENTI e DESIGN di

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È un vecchio luogo comune quello di credere che l'artista non abbia nulla a che vedere con la persona. Per esempio, siamo talmente abituati a pensare che in genere chi fa il comico sia in realtà nella vita privata un uomo triste e malinconico che ne abbiamo fatto un clichè, tanto che nelle interviste è una delle prime domande scontate a cui l'attore di turno viene sottoposto.
A volte corrisponde a realtà, a volte no. Ma ogni persona è a sè.
Così, nella squallida e deludente parabola di John Galliano, la cui vita è andata a pezzi dalla sera alla mattina, tendevamo a credere che l'uomo che, alla fine dei suoi strabilianti defilè,  usciva in passerella ogni volta con un'identità diversa, stesse facendo solo una mise en scene, trasformandosi in maschera di se stesso, per amore dello show. Un artista tout court che voleva stupire il suo pubblico non solo con i suoi abiti mirabolanti, ma anche con il suo corpo, interpretando ogni volta un personaggio diverso.

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Secondo noi le cose non stanno così. Galliano interpretava solo se stesso. Non c'è scissione tra il Galliano uomo e il Galliano artista perché come scriveva Umberto Saba "l'opera d'arte è sempre una confessione".
Il vero John Galliano l'abbiamo sempre avuto sotto gli occhi per quello che era.
Il torero? Il pittore? Il rocker sixties? È in questo tutto che diventa un nulla ipertrofico dell'anima che nuotano i fantasmi di una mente delirante che si crede onnipotente solo perché direttore artistico della maison Dior, la cui reputazione non meritava una simile onta.

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Alla fine John Galliano non è che un uomo senza identità, che credeva di poter essere e trasformarsi in tutto. Ma chi è tutto non è nessuno.
Chissà se si è mai reso conto di questo cortocircuito. Secondo noi sì.
Altrimenti avremmo visto uscire in passerella John almeno una volta nella sua carriera. Un autentico dramma per un uomo dall'anima così piccola e dal talento così grande. Ma il talento non nasce sempre dalla luce, anzi spesso è figlio di tenebre interiori, di un caos a cui solo l'arte riesce a dare una logica e una forma.

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3 commenti
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03 Mar 2011
alle 16:20

redazione WhyModa

Buongiorno Nicola, siccome continuano ad arrivarmi critiche per questo post, ho deciso di risponderti, oltre che per email, anche qui, nella Blogosferea.
Prima di giungere alla conclusione che in Galliano uomo e artista coincidevano ci ho riflettuto molto perchè a volte scindere questi due universi è un comodo alibi per dimostrare di essere migliore come artista che come persona e viceversa.
Il discorso dell'essere 'tutto e nessuno' mi è venuto in mente pensando alle sue troppe identità. mai una fissa, mai una definitiva. Anche nella vita privata è un grande trasformista. Perchè? Certo scappa da se stesso, ma non voglio fare psicologia spicciola perchè non ho cognizioni in questo campo e per me vale sempre il discorso di Stefano Accorsi in Radio Freccia (http://www.youtube.com/watch?v=nMFI-7E5URw) quando dice "credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perchè comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri", l'hai visto?
Come Alexander McQueen doveva sentirsi molto solo, come McQueen in scena mandava sempre una couture teatrale e sinistra, una bellezza vista sempre dal dark side. Galliano ha 50 anni e certo ha cercato di fermare il tempo chirurgicamente, ma tra una masquerade e un'altra non tutti si sono accorti di quanto fosse cambiato il suo volto. Quando indossi sempre una maschera è difficile vedere oltre.
Per quanto riguarda le dipendenze, io trovo che ognuno sceglie l'albero a cui impiccarsi, nel senso che quell'albero lo scegliamo appositamente noi, tra mille altri, perchè vogliamo proprio lui per la nostra fine. Autodistruzione/autodistrazione.
Anche se nel caso di McQueen ben peggiori fantasmi dovevano addensarsi nella sua mente se è passato direttamente all'azione, senza lasciare che fossero le sue dipendenze a consumarlo. e nel suo caso mi sento di distinguere tra l'uomo, così "imbranato, grasso e sudato" come l'hai definito tu, perchè in quel caso era Alexander a uscire in passerella, a mostrarsi fragile e imperfetto agli occhi del mondo intero, mentre l'artista era capace di raggiungere vette di perfezione assoluta.

Secondo me John Galliano resta un genio assoluto della moda, non c'è stata una sua sfilata per Dior che io non abbia atteso con  trepidazione come una bambina a Natale che aspetta di scartare il suo regalo. Perchè lui era lui, gli altri dei semplici comprimari per quanto brillanti. L'ho amato tanto e mi mancherà il suo talento immenso.
E concludo dicendoti che secondo me anche lui come McQueen è morto perchè se in lui l'uomo e l'artista coincidono, uccisa la possibilità di esprimersi, l'uomo non esiste più.
Naturalmente questo è solo il mio pensiero,come persona, non come esperta di moda perchè in questa altra veste altrimenti avrei semplicemente dovuto scriverle che dopo quasi 3 lustri erano mesi che si vociferava che Galliano stava per essere sostituito da un creativo più giovane. Comunque,la si metta, una vicenda davvero amara.
cordialmente,
Sandra Rondini
2
03 Mar 2011
alle 12:15

Nicola

Mi hanno colpito i tuoi commenti molto duri. Io non ho mai conosciuto il sig. Galliano, però quando ero stagista a Parigi l'ho visto tante volte al Louvre disegnare silenziosamente in un angolo particolari di quadri e riprodurre dettagli apparentemente insgnificanti di stoffe, abiti, drappi, acconciature dei secoli passati. Senza alcuna aria da star o atteggiamento stravagante. Forse, dico forse, è una persona con gravi problemi di dipendenze, il suo viso è deformato dalla chirurgia (me ne sono accorto solo io?) e non pare nemmeno più lui nelle foto. Per me l'artista e l'opera vanno sempre divisi. Oggi i media sono sempre pronti ad esaltare le persone per poi buttarle nella pattumiera. E' brutto e crudele anche se queste persone privilegiate ricche e celebri esagerano quando pensano di poter fare ed avere ogni cosa. Lui mi fa pena, ma questo sistema è lo stesso che ha fatto suicidare McQueen, che ricordo come un ragazzotto imbranato, grasso e sudato - di sicuro non una star - incontrato una volta nel 1995.  
Mi interesserebbe avere una sua opinione dato che di moda e di ciò che ruota attorno ad essa  ne sa certamente molto più di me. Grazie.

 

1
03 Mar 2011
alle 00:21

Veronique

splendido articolo Sandra, hai colto in pieno i miei pensieri sulle motivazioni di fondo di questa vicenda!

 

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