La moda passa, lo stile resta
Le vicende quotidiane di Emma T., giornalista pubblicista a Torino, nella redazione di un giornale locale, sono al centro di un libro molto divertente che racconta la storia di una ventiseienne che insegue il sogno di scrivere per Vanity Fair.
Innamorata del mondo della moda, sempre alla ricerca di una chicca vintage da sfoggiare poi durante le sfilate di moda a Milano e ai fashion appuntamenti con le amiche, Emma T., precaria con stile, tenta di realizzare i propri sogni barcamenandosi tra un lavoro e l'altro, senza mai dimenticare i propri obiettivi. Una storia ricca di ilarità, buonumore e ottimismo
"Voglio scrivere per Vanity Fair. precaria sì, ma con stile" (edizioni Memori collana Cassetti) è anche un progetto nato per essere promosso sul web con l'innovativo progetto "emmat": self-marketing legato al romanzo e supportato da partecipazioni a mostre, eventi rari e interviste in radio e tv.
WhyModa ha intervistato l'autrice, Erica Vagliengo, di Pinerolo, classe 1977, giornalista free lance e capo redattrice del mensile Lookout magazine.
Ciao Erica, innanzitutto complimenti per il tuo libro. Divertente ed ironico, sembra la biografia di un'intera generazione di giornalisti co.co.pro. il cui sogno nel cassetto spesso naufraga perché qualcuno, (come il direttore del romanzo, Mr Vintage), e i casi della vita, "gli rubano la scrivania", ha detto una volta un famoso comico.Tu come sei riuscita a tenerti questa "scrivania" e salvare così il tuo sogno nel cassetto?
Grazie. Io ci sono riuscita semplicemente perché sono free lance e quindi la mia scrivania può anche essere il tavolino di un bar dove lavorare con il mio pc portatile. A differenza di Emma, ho sempre avuto diverse collaborazioni sparse, un po' perché sono allergica a legami lavorativi stabili, un po' perché non mi è mai arrivata una proposta decente. Però conosco bene la vita di redazione perché sono andata spesso a curiosare nei giornali dove lavorano alcune mie amiche.
Il tuo progetto "emmat" che hai lanciato su internet, prima per riuscire a pubblicare il libro e poi per promuoverlo attraverso mostre, interviste e persino un merchandising, è davvero molto originale e interessante. Quando hai capito che era il caso di promuoverti da sola e quali ostacoli hai incontrato lungo questo cammino?
Ho capito da subito che avrei dovuto trovare un modo originale per distinguermi dalla moltitudine di aspiranti scrittori che hanno un libro nel cassetto. Quindi, a giugno del 2007 ho creato il myspace per promuovere il progetto emmat (romanzo, merchandising, promozione di emmat in tutto il mondo con foto di persone che si fanno fotografare con gli sticker e le spillette). Ho pensato che non sarebbe bastato, in quanto figlia di nessuno, inviare il manoscritto alla case editrici (trentatré, per la precisione). Avrei dovuto ingegnarmi per distinguermi dalla massa, come ho detto prima. Così è nato il mio progetto, innovativo esempio di self marketing applicato alla promozione di un libro non ancora scritto e di un personaggio che ha vissuto prima su internet per poi arrivare tra le pagine di un romanzo reale. Tutto è partito da me, però, si è trasformato da subito in un working progress al quale hanno partecipato spontaneamente una bravissima editor, diversi creativi, giornalisti, gente di settore, amici che hanno creduto nelle potenzialità del progetto e hanno collaborato con me per promuoverlo, il tutto a livello gratuito.
Il web è diventato la nuova frontiera del giornalismo e una vetrina interessante per farsi conoscere. Cosa pensi dei social network e come consigli di usarli a un blogger o a un aspirante giornalista per farsi notare?
Penso che senza i social network non sarei qui a parlare del mio libro.
Consigli: è sempre difficile dare consigli agli altri. Io parlo della mia esperienza: ho capito che avrei dovuto giocare su più fronti, sfruttando al meglio le potenzialità di internet, giocando sulla trasversalità di diverse discipline: ad esempio, sono stata folgorata dalla guerrilla marketing alla Biennale di Venezia del 2005 e da Obey the Giant, le cui opere ho visto dal vivo al Pac a Milano nel 2007. Ho letto con interesse ed ho studiato il caso di Generazione 1000 euro, dopo aver intervistato Antonio Incorvaia, uno dei due autori. Ho preso spunto da una mia amica grafica che aveva realizzato delle spillette con le sue opere sopra...e potrei continuare ancora ma mi stoppo qui perché sto svelando troppo.
C'è qualcosa di autobiografico nelle peripezie professionali di Emma Travet, lo pseudonimo sotto cui hai scritto il tuo libro?
Ehehe, sì ci sono degli aspetti autobiografici, ma non li dirò mai...
Quale passione fashion condividi con il tuo alter ego Emma Travet e quale regalo sogni di ricevere a Natale?
Quella delle borsette second hand, specie se acquistate nei negozietti e mercatini delle pulci...mmmm, una Balenciaga Motorcycle color turchese...chiedo troppo?
Se dovessi scrivere un nuovo libro, abbandonerai lo pseudonimo di "Emma Travet" per essere semplicemente te stessa, Erica Vagliengo, o ti sei affezionata a questa tua creatura letteraria che magari continuerà a divertirci attraverso altri romanzi?
Ovviamente porterò avanti ancora per un po' Emma Travet, alla quale sono molto affezionata, ma conto, intorno ai miei primi quarant'anni di scrivere un romanzo-saga famigliare, ispirata da una mia carissima amica quasi novantenne, che mi ha regalato i suoi diari e le lettere d'amore che usava scambiarsi con il marito. Oggi non potrei mai imbarcarmi in un'impresa simile perché la mia scrittura non è ancora matura, ma tra dieci anni penso che potrei farcela.![]()
All'inizio dell'intervista parlavamo di "sogni nel cassetto"... Quali sono i tuoi prossimi progetti per il futuro?
Farmi tradurre il libro in american-english, contattare una lista di agenti letterari di New York (scaricata dal sito www.agentquery.com), e prendere un appuntamento con dieci di questi, la prossima primavera.
Più che "sogno nel cassetto", sarà il mio prossimo obiettivo.
Determinata, simpatica e glam: il cocktail ci sembra perfetto!
In bocca al lupo Erica! 
photos by Massimo Milanese
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